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Il mese scorso il presidente francese Emmanuel Macron, durante una riunione del governo, con fare grave ha annunciato che la guerra in Ucraina e il cambiamento climatico hanno segnato la fine di un’“era dell’abbondanza”. Un momento, monsieur: ma questa “era dell’abbondanza” quando sarebbe cominciata? Ce la siamo persa senza nemmeno accorgercene?

Il Pakistan è devastato da alluvioni e piogge torrenziali, mentre anche in questo periodo di disastri e sofferenza la classe dominante continua a derubare le masse impoverite. Si calcola che circa un terzo del Paese sia stato travolto dalle alluvioni e dalle piogge degli ultimi tre mesi, colpendo 33 milioni di persone. Circa 1 400 persone sono morte e si parla di 4 000 feriti, secondo dati governativi. Gli ultimi dati parlano di 482 030 sfollati e 372 823 edifici distrutti.

I risultati del plebiscito di ratifica della proposta di nuova costituzione licenziata dalla Convenzione costituente hanno attribuito un’ampia maggioranza all’opzione del rechazo (rifiuto), con il 62% dei voti. Questo risultato è persino peggiore di quanto previsto dai sondaggi. È necessario spiegare perché.

Liz Truss ha vinto la competizione per la leadership dei Tory, diventando il Primo ministro britannico. Erediterà una serie di crisi: dall’impennata dei prezzi dell’energia e la “stagflazione” a una marea crescente di mobilitazioni sindacali. Sono imminenti esplosioni rivoluzionarie.

Il governo tedesco è costretto a razionare l’acqua calda, diminuire l’illuminazione stradale e aprire centri speciali riscaldati per coloro che non possono permettersi ilttf riscaldamento centralizzato, in un Paese dove le temperature invernali scendono regolarmente sotto lo zero. Molti tedeschi stanno mettendo da parte la legna per riscaldarsi, in quanto tanti prevedono che i rifornimenti di gas si esauriranno del tutto o quasi all’inizio del 2023. Ecco le prospettive tetre che si presentano davanti alla classe lavoratrice del colosso economico dell’Europa.

Il seguente articolo è basato su un discorso tenuto dal direttore di marxist.com, Alan Woods, all’Università Marxista Internazionale, tenutasi di recente e che ha avuto un enorme successo. La situazione mondiale è caratterizzata da guerre, caos e crisi a tutti i livelli, che portano alcuni a trarre conclusioni molto pessimistiche. In realtà, un vecchio ordine sta morendo mentre uno nuovo fatica a nascere. Lo vediamo con le esplosioni rivoluzionarie in Sri Lanka e altrove. Ciò che manca è una direzione rivoluzionaria e con le idee chiare che guidi la classe lavoratrice alla vittoria e al rovesciamento di questo sistema capitalista decadente.

Come abbiamo scritto in precedenza, nell’ultimo mese il regime di Ranil Wickremesinghe in Sri Lanka ha scatenato la repressione contro sindacalisti e attivisti di sinistra. Ora il regime ha intensificato la repressione, utilizzando la famigerata legge sulla prevenzione del terrorismo (PTA) per detenere gli attivisti per lunghi periodi senza processo. Domenica 28 agosto si terranno proteste davanti all’ufficio del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra e presso le ambasciate dello Sri Lanka in tutto il mondo alle 14:00 ora locale.

Poco più di un mese fa, il 9 luglio, le masse insorte dello Sri Lanka hanno preso d’assalto la residenza del presidente Gotabaya Rajapaksa a Colombo. Questo è stato il punto più alto delle proteste in tutta l’isola, in corso da marzo. Avevano già fatto cadere tre governi, il governatore della Banca Centrale e gli stessi fratelli di Gota: il ministro delle Finanze Basil Rajapaksa e il primo ministro Mahinda Rajapaksa, allora in una posizione di forza, costretto alle dimissioni il 9 maggio.

Il viaggio a Taiwan della speaker della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Nancy Pelosi, ha portato la questione nazionale taiwanese al centro della politica mondiale. Benché Taiwan, di fatto, sia uno Stato indipendente, il governo cinese ha sempre sostenuto che l’isola faccia parte del suo territorio. Nel frattempo, gli Stati Uniti tengono da decenni una posizione volutamente ambigua sulla questione. La visita di Pelosi è la goccia che ha fatto traboccare il vaso di questo delicato equilibrio, che, se capovolto, potrebbe minacciare la stabilità dell’intera regione.

Il summit della Nato del 28-30 giugno a Madrid si è svolto sullo sfondo della guerra in Ucraina. Nonostante tutte le chiacchiere sull’“unità”, la realtà è che si è aperta una profonda frattura fra gli Usa e l’asse franco-tedesco. Per la prima volta il nuovo documento di “Concetto strategico” della Nato definisce la Cina una “sfida sistemica”. Si tratta di un riconoscimento ufficiale del relativo declino dell’imperialismo Usa e della minaccia posta da una potenza in ascesa.

All’inizio di luglio, i tribunali ucraini hanno ordinato la chiusura del Partito Comunista di Ucraina (PCU) e il sequestro dei suoi beni. L’attacco antidemocratico fa parte di una scandalosa campagna per annientare il dissenso politico e macchiare l’immagine del “comunismo” associandolo all’imperialismo russo.

Sabato 9 luglio, decine di migliaia di srilankesi si sono riversate nella capitale, Colombo, superando il caos dei trasporti. Le barricate della polizia sono state spazzate via come fuscelli e le masse si sono fermate davanti alle scalinate della residenza ufficiale del presidente. E poi sono balzate in avanti. Le masse, nella marea della loro “aragalaya” (lotta), hanno improvvisamente travolto i canali sicuri predisposti dalla classe dominante per tenerle fuori dalla politica. In pochi minuti, migliaia di persone hanno occupato la residenza presidenziale. Nel giro di poche ore, il presidente, che nel frattempo si era nascosto, è stato costretto a comunicare la data delle sue

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Il grande sciopero nazionale convocato dalla Conaie (Confederazione delle nazionalità indigene dell’Ecuador) e altre organizzazioni indigeno-contadine dell’Ecuador si è chiuso il 30 giugno, dopo 18 giorni di lotta, con la firma di un accordo contenente importanti concessioni da parte del governo. È necessario analizzare questo straordinario movimento, che ha subito una brutale repressione poliziesca, e trarne gli insegnamenti necessari per continuare ad avanzare.

Era la sera di venerdì Primo luglio, quando è scoppiata una rivolta in tutta la Libia. La sede del Parlamento a Tobruk, in Cirenaica, è stata presa d’assalto dai manifestanti e poi parzialmente bruciata, dopo che le masse hanno fatto uso di un bulldozer per sfondare i cancelli del palazzo.

Il governo di Johnson sta implodendo, con le dimissioni di due membri importanti del suo gabinetto la scorsa notte. Chiunque finisca al numero 10 ( di Downing Street, residenza del Primo ministro, ndt), tuttavia, si troverà di fronte a una tempesta perfetta di stagflazione e lotta. Noi diciamo: Cacciamoli tutti, loro e il loro sistema marcio!