Vaccini COVID-19: i profitti di Big Pharma sono più importanti delle vite umane

I vaccini per il COVID-19 che lentamente cominciano ad essere distribuiti, offrono un barlume di speranza a milioni di persone comuni che hanno trascorso la maggior parte dell’anno intrappolate nell’incubo, apparentemente senza fine, di questa pandemia. Per i capitalisti del settore farmaceutico, queste risorse essenziali (il cui sviluppo è stato finanziato in gran parte con denaro pubblico) sono una miniera d’oro da depredare. Nel frattempo, l’accumulo di scorte da parte delle potenze imperialiste e la sete di profitti di Big Pharma hanno posto un vaccino efficace fuori dalla portata delle aree più povere del mondo.


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Un certo numero di vaccini ha superato la fase tre di sperimentazione ed è stato approvato per l’uso pubblico, compreso un prodotto a base di mRNA del gigante farmaceutico statunitense Pfizer e del suo partner tedesco BioNTech e un vaccino a base di coronavirus disattivato della società cinese Sinovac. I farmaci della società di biotecnologie Moderna con sede a Boston e dell’Università di Oxford / AstraZeneca hanno registrato buoni risultati nella fase tre e sono in fase di approvazione.

La rapida inversione di tendenza riflette l’urgente necessità di un vaccino che sia efficace. I leader politici di quasi tutti i paesi della terra hanno fallito in maniera catastrofica nel contenere la pandemia. Ci dirigiamo verso le due milioni di vittime e il sistema capitalista sta affrontando la crisi più profonda della sua storia, con molte parti del mondo che vedono nuovi lockdown durante le critiche festività natalizie, in particolare in Gran Bretagna, dove è stato segnalato una variante più trasmissibile del virus.

Dato che è improbabile che l’immunità di gregge naturale (oltre che causare milioni di morti inutili) fermi il virus, la vaccinazione di massa è l’unica opzione realistica. Di conseguenza, le classi dominanti delle più grandi economie mondiali hanno messo tutto il loro peso per ottenere un vaccino funzionante, allo scopo di riprendere la normale produzione e far nuovamente ripartire i profitti.

Nonostante la colossale emergenza sanitaria pubblica, Big Pharma è stata inizialmente lenta. Storicamente, lo sviluppo di vaccini, soprattutto per le pandemie in atto, è stato raramente redditizio. Il processo di ricerca è lento, i risultati non sono garantiti e i paesi poveri spesso richiedono forniture elevate che non possono permettersi. Al contrario, produrre in serie farmaci generici e attinenti allo stile di vita (come il Viagra) che sono popolari nei paesi ricchi fornisce una fonte di profitto molto più affidabile.

I capitalisti del settore farmaceutico non mettono sulla bilancia le vite umane quando decidono dove investire il loro capitale, ma solo i profitti. Questo è il motivo per cui non è stato sviluppato alcun vaccino per la Zika, mentre ad esempio un vaccino contro l’Ebola è stato approvato solo nel dicembre 2019: queste malattie colpiscono principalmente le zone povere del mondo. Nel frattempo, l’abbandono per mancanza di profitti futuri della ricerca sulla Sars CoV-1 ha notevolmente rallentato la ricerca su un vaccino per il COVID-19.

Socializzare il rischio, privatizzare i profitti

Ma quando la portata della crisi innescata dal nuovo coronavirus è diventata evidente, i governi capitalisti hanno iniziato a finanziare con miliardi di dollari Big Pharma per facilitare lo sviluppo di un vaccino. Solo a quel punto si è seriamente entrati nella corsa al vaccino. Moderna ha ricevuto 2,5 miliardi di dollari di fondi pubblici dal governo statunitense come parte dell’iniziativa di Donald Trump “Operation Warp Speed”, mentre Pfizer / BioNTech è stata sostenuta da 443 milioni di dollari del governo tedesco, insieme a 118 milioni di dollari di prestiti dalla Banca europea per gli investimenti. Questo nonostante la dichiarazione estremamente scrupolosa della Pfizer di “non aver mai preso soldi federali” del governo degli Stati Uniti. Inoltre, il governo britannico ha contribuito con 84 milioni di sterline allo sviluppo del vaccino Oxford / AstraZeneca.

In totale, una serie di stati hanno investito in totale 6,5 miliardi di sterline per la creazione di un vaccino per il COVID-19, con ulteriori 1,5 miliardi di sterline provenienti da organizzazioni senza scopo di lucro. Oltre a beneficiare di ingenti somme di denaro pubblico, molti di questi vaccini sono stati realizzati utilizzando la ricerca universitaria o finanziata dallo stato. La tecnologia mRNA alla base dei vaccini Pfizer e Moderna, ad esempio, ha avuto origine nei laboratori del governo statunitense e tedesco.

Di norma, dato che questi farmaci salvavita sono stati in gran parte finanziati dai contribuenti e si basano sulle scoperte scientifiche finanziate con fondi pubblici, non dovrebbero essere messi senza alcun problema a disposizione del pubblico senza costi aggiuntivi? AstraZeneca, che produrrà e fornirà il vaccino sviluppato dall’Università di Oxford – che è stato interamente finanziato dallo stato e da organizzazioni no-profit – cercherà solo di coprire i costi di produzione. Ma questo vale solo per “la durata della pandemia”, lasciando la porta aperta alla realizzazione di profitti nel futuro. Per quanto riguarda le grandi multinazionali, si aspettano un considerevole ritorno dal loro investimento di capitale.

Sebbene si siano rifiutati di aprire i loro libri contabili ai controlli (il che significa che non conosciamo i costi esatti di ricerca e sviluppo, sperimentazioni cliniche e produzione), si stima che Pfizer e Moderna genereranno 32 miliardi di dollari di entrate dal vaccino per il COVID-19 nel solo 2021 . A parte i loro azionisti, questo farà contento il Ministro delle finanze Rishi Sunak, dato che il fondo speculativo Theleme Partners, di cui è stato tra i fondatori, ha investito molto in Moderna.

Moderna inizialmente ha proposto un prezzo di 50-74 dollari a persona (per le due dosi necessarie) per i paesi ad alto reddito, mentre Pfizer puntava a 40 dollari a persona. Non solo questi vaccini vengono venduti per fare un profitto, ma vengono anche rivenduti a quegli stessi stati che li hanno inizialmente finanziati, con i governi degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e dell’UE che si sono assicurati centinaia di milioni di dosi. Ciò significa che, quando questi vaccini raggiungeranno il pubblico, saranno effettivamente pagati due volte. La sottosegretaria al bilancio belga, Eva De Bleeker, ha causato imbarazzo twittando una tabella con il prezzo di ogni vaccino acquistato dall’UE, insieme a quanto Bruxelles spenderà in totale.

L’Amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla (che ha venduto le sue azioni personali per un totale di 5,6 milioni di dollari dopo che la sua azienda ha pubblicato i risultati della sperimentazione di fase tre) si è fatto beffe dell’idea “radicale” secondo la quale le aziende non dovrebbero aspettarsi di trarre profitto da un vaccino per il COVID-19. Ha detto: “Chi sta trovando la soluzione? Il settore privato”. Un altro portavoce dell’azienda ha aggiunto: “Fin dall’inizio, abbiamo investito a rischio”, perché Pfizer sarà pagata solo per la fornitura di un vaccino funzionante.

Ma in realtà, il rischio è stato ampiamente sostenuto dalle finanze pubbliche. Questa è la natura della produzione farmaceutica privata sotto il capitalismo: non è innovativa, ma parassitaria. Big Pharma si sta garantendo i brevetti sui nuovi farmaci e tecnologie che sono per lo più sviluppati dallo stato, rivendica finanziamenti governativi per la produzione di beni vendibili e fissa il prezzo dei suoi prodotti in modo da garantirsi un notevole profitto.

Un rapporto pubblicato nel 2017 dalla National Academy of Sciences degli Stati Uniti ha rilevato che tutti i 210 nuovi farmaci approvati dalla FDA tra il 2010 e il 2016 erano sostenuti da finanziamenti del National Institute of Health, per un totale complessivo di oltre 100 miliardi di dollari. Ma nessuno dei ricavi accumulati dalla vendita di questi farmaci è stato reincanalato nella ricerca statale. Piuttosto, è andato direttamente nelle mani delle aziende di Big Pharma che si sono assicurate i brevetti per venderli, a volte con ricarichi di 1000 volte superiori. Mentre una parte dei ricavi derivanti sono indirizzati alla Ricerca e Sviluppo del privato, una buona parte va ai bonus dei manager, alle lobby politiche e alla produzione di farmaci esistenti.

È il massimo del cinismo che questi ricconi privilegiati parlino di “rischio”, mentre le persone comuni stanno rischiando la loro salute sul lavoro o affrontano la miseria durante una pandemia. I profitti di Big Pharma durante una catastrofe della salute pubblica che ha lasciato oltre un milione di morti e gettato altre decine di milioni di persone nella povertà e nella disoccupazione è la massima prova possibile della necessità di espropriare questo settore marcio e porlo sotto il controllo democratico dei lavoratori.

Ai poveri viene negato l’accesso

Ci viene spesso detto che la pandemia di COVID-19 è un nemico in comune per tutto il mondo: che non conosce confini e che siamo tutti sulla stessa barca Ma le doppie catene della proprietà privata e dello stato nazionale significano che questi farmaci disperatamente necessari saranno negati a milioni di persone nei paesi poveri.

La valanga di denaro elargito dai paesi capitalisti avanzati alle aziende farmaceutiche aveva delle condizioni incluse: tra cui l’accesso prioritario ai vaccini. Gli Stati Uniti si sono assicurati 300 milioni di dosi da Pfizer e Moderna, con la possibilità di acquistarne altri 800 milioni. Inoltre, hanno preordinato 810 milioni di dosi da AstraZeneca, Johnson & Johnson, Novavax e Sanofi, con accordi di allargamento che potrebbero spingere il numero a 1,5 miliardi. La Gran Bretagna ha richiesto 357 milioni di dosi dalle suddette società, oltre che dalla più piccola Valneva, con la possibilità di acquistarne altre 152 milioni. E l’UE si è assicurata 1,3 miliardi di dosi dalle stesse società, oltre che dalla società tedesca CureVac, con la possibilità di acquistare 660 milioni di dosi aggiuntive.

Una conseguenza della natura anarchica della produzione nel libero mercato è che un certo numero di diverse società farmaceutiche ha lavorato separatamente e segretamente alla produzione di un vaccino per il COVID-19. Poiché non c’era alcuna garanzia che uno qualsiasi di questi farmaci candidati sarebbe stato efficace, i paesi ricchi si sono tutelati acquistando una serie di vaccini diversi. Oltre a privare miliardi di persone più povere di vaccini efficaci, questo approccio “macedonia” è eccezionalmente inefficiente, soprattutto perché alcuni di questi farmaci (come quelli basati sulla tecnologia mRNA) devono essere conservati in frigoriferi specializzati e super freddi, con grandi costi. C’è anche un punto interrogativo sulla velocità con cui Big Pharma può persino soddisfare questi ordini, poiché la produzione e la distribuzione di vaccini è un processo complicato.

Tirando le somme, i paesi più ricchi del mondo hanno in media acquistato dosi sufficienti per vaccinare le loro popolazioni tre volte. Nel caso del Canada, la popolazione potrebbe essere vaccinata cinque volte. Questo livello assurdo di accumulo di scorte rappresenta potenzialmente un disastro per i paesi più poveri (che sono poveri in primo luogo perché sono stati sfruttati dai paesi imperialisti), che sono stati messi in fondo alla lista. La People’s Vaccine Alliance – una rete di organizzazioni tra cui Amnesty International, Oxfam e Global Justice Now – ha stimato che 70 paesi a basso reddito saranno in grado di vaccinare solo una persona su 10.

Una pugno di ricchi “filantropi” hanno spinto per favorire l’accesso al vaccino ai paesi poveri. Ad esempio, Adar Poonawalla (capo del Serum Institute of India) si è assicurato grandi quantità di vaccini AstraZeneca e Novavax, affermando che “l’India ha la priorità perché è il mio paese d’origine”. Allo stesso modo, il miliardario messicano Carlos Slim ha contribuito a finanziare un accordo per 150 milioni di dosi del vaccino AstraZeneca in America Latina. E la Bill Gates Foundation ha fatto uno sforzo per garantire un miliardo di dosi per 92 paesi poveri. È una follia totale che la fornitura di vaccini a miliardi di persone dipenda dal capriccio di pochi capitalisti, che alla fine sono spinti dal desiderio di salvare il loro sistema decrepito. Inoltre, la loro “carità” non è sufficiente a colmare il divario, mentre l’espropriazione delle loro enormi fortune avrebbe un impatto molto maggiore.

Il dottor Sidney Wong, co-direttore esecutivo della Campagna per l’accesso ai farmaci di Medici Senza Frontiere (MSF), ha dichiarato: “In questo momento, siamo in una situazione in cui la parte del leone per accaparrarsi il numero limitato di prime dosi (di vaccino) la fanno una manciata di paesi come gli Stati Uniti e il Regno Unito, nonché l’UE, lasciando nel breve termine ben poco ad altri paesi. Quello che vogliamo veramente vedere è una rapida espansione dell’offerta complessiva globale, quindi che ci siano più vaccini in circolazione e le dosi possano essere assegnate in base ai criteri di salute pubblica dell’OMS, non alla capacità di pagare di un paese”.

Ma sotto al capitalismo, la capacità di un paese di pagare supera tutte le altre considerazioni. I tentativi di aggirare questo problema su base capitalista sono inutili. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha istituito il programma COVAX: uno schema globale per vaccinare le persone nei paesi a basso e medio reddito contro il COVID-19. Ha l’obiettivo di fornire 2 miliardi di dosi di vaccino entro la fine del 2021 al 20% delle persone più vulnerabili in 91 paesi, principalmente in Africa, Asia e America Latina. Ma i documenti interni suggeriscono che il programma deve affrontare un “rischio molto elevato” di fallimento, con miliardi di persone che potenzialmente rimarranno senza accesso ai vaccini fino al 2024.

Ciò è in parte dovuto al fatto che le due maggiori economie del mondo, gli Stati Uniti e la Cina, non hanno assunto impegni finanziari con il COVAX, né hanno assegnato ad esso alcuna delle dosi che si sono assicurate. La Cina sta conducendo le proprie iniziative per rendere disponibili alcuni dei suoi vaccini ai paesi più poveri nella sua sfera di influenza, il che ovviamente servirà i suoi interessi geopolitici sfidando gli Stati Uniti sulla scena mondiale. Non sorprende che il presidente Donald Trump abbia esteso la sua massima “Prima l’America” allo sviluppo di vaccini, senza impegnarsi ad affrontare le disuguaglianze con i vaccini, oltre ad essersi ritirato dall’OMS.

Con il presidente eletto Joe Biden che entrerà in carica a gennaio, alcuni commentatori sperano in un cambiamento di politica. Ad esempio, Biden si è già impegnato a rientrare nell’OMS. Tuttavia, un cambiamento al vertice non cambierà il fatto che i paesi più grandi mantengono una stretta mortale sulla fornitura globale di vaccini. C’è qualche speranza che, quando gli sforzi di vaccinazione inizieranno ad avere effetto il prossimo anno, la domanda diminuirà ed i prezzi cominceranno a calare. Tuttavia, se si scopre che il vaccino per il COVID-19 ha un richiamo su base annuale, come una vaccinazione antinfluenzale, allora, come afferma la dottoressa Krishna Udayakumar, direttrice del Duke Global Health Innovation Center, “tutti gli accordi salteranno”. Big Pharma, che possiede privatamente i mezzi di produzione farmaceutica, manterrà alti i suoi prezzi finché i suoi prodotti rimarranno un bene essenziale. Ciò vedrà i paesi ricchi occidentali continuare a saltare la fila, mentre le nazioni più povere non lo avranno mai. Nei fatti, questo significa che milioni di vite verranno sacrificate sull’altare del profitto.

Proprietà privata e Stato nazionale

Si parla molto nei documenti interni del COVAX sul problema del “rischio“, un eufemismo per indicare l’esborso finanziario delle società private per fornire i vaccini ai mercati a basso reddito. Lo schema dell’OMS si basa su vaccini più economici di aziende come AstraZeneca, che non hanno bisogno di essere conservati a temperature molto basse, facilitandone la distribuzione. Al contrario, Pfizer e Moderna non hanno intenzione di abbassare i costi dei loro prodotti (che hanno registrato risultati migliori nelle prove) per i paesi più poveri.

Recentemente, la documentazione usata dalla Pfizer per presentare il suo vaccino all’Agenzia europea per i medicinali, é stata violata, costringendo la società a precipitarsi a proteggere la propria proprietà intellettuale. Questo incidente solleva un punto saliente. Dato che questo farmaco è stato finanziato in gran parte dallo stato ed è basato sulla ricerca nei laboratori statali, perché questa documentazione non dovrebbe essere disponibile gratuitamente? Rendere pubbliche queste informazioni consentirebbe ai paesi più poveri di sviluppare versioni generiche più economiche del vaccino Pfizer a livello nazionale, piuttosto che dover importare prodotti costosi da altre parti.

MSF ha avvertito che questo tipo di condivisione dei dati è in realtà una necessità per risolvere la pandemia globale, chiedendo la condivisione di tutta la proprietà intellettuale e i dati necessari in modo che quante più aziende possibile possano produrre questi vaccini. Strutture come il pool di accesso tecnologico al COVID-19 dell’OMS esistono proprio per questo scopo. E la Dichiarazione di Doha del 2001 sull’Accordo del 1994 rigurdo agli Aspetti della proprietà intellettuale attinenti al commercio (TRIPS) – concordato da tutti gli Stati membri del WTO (l’Organizzazione Mondiale del Commercio) – afferma che la salute pubblica deve sempre avere la precedenza sull’applicazione dei diritti di proprietà intellettuale.

Ma la proprietà privata è sacrosanta sotto il capitalismo. Big Pharma infrange da anni la Dichiarazione di Doha e ha invece (secondo un rapporto Oxfam del 2019) “perseguito un programma aggressivo per sottoporre il mondo in via di sviluppo a una protezione della proprietà intellettuale ancora più rigorosa, attraverso accordi di libero scambio e pressioni unilaterali”. Nemmeno questa impareggiabile emergenza sanitaria pubblica sconfigge i diritti di proprietà intellettuale delle aziende farmaceutiche. Recentemente, i tentativi dei governi dell’India e del Sud Africa di impedire alle aziende farmaceutiche di far rispettare i diritti di proprietà intellettuale fino al raggiungimento dell’immunità globale sono stati ostacolati dalla lobby di Big Pharma.

In un’economia globale e pianificata, tutta l’ingegnosità e le risorse dell’umanità sarebbero state riunite per produrre un vaccino efficace, indipendentemente dagli antiquati confini nazionali. Questo processo verrebbe accelerato dalla condivisione aperta e gratuita di dati e competenze. Ogni volta che si facesse un qualche importante passo avanti, a questa risorsa fondamentale verrebbe assegnata la priorità per la produzione nel modo più rapido ed economico possibile, per garantire che raggiunga tutti a livello mondiale per essere utilizzato liberamente. Ma la proprietà privata e lo Stato nazionale pongono un freno colossale a questo processo, a scapito della razza umana.

Diffidenza nell’opinione pubblica

E anche nei paesi in cui i vaccini diventeranno disponibili, abbiamo il problema dell’esitazione pubblica. Un recente sondaggio di Kantar ha rilevato che nei paesi occidentali il numero di persone disposte a vaccinarsi contro il COVID-19 è rapidamente diminuito. Attualmente, solo il 43% dei britannici ha dichiarato che, se idoneo, si vaccinerebbe “assolutamente”. Questo è paragonato al 30% degli statunitensi, al 38% degli italiani, al 35% dei tedeschi e ad appena il 21% dei francesi.

Storicamente, le cospirazioni “no-vax” sono state una preoccupazione marginale che ha colpito più che altro i settori più arretrati della società. Ma questo più diffuso scetticismo ha un carattere diverso. Molti degli intervistati nel sondaggio hanno espresso dubbi sulla “sicurezza dei vaccini a causa della velocità con cui vengono prodotti”. In effetti, molte delle aziende che stanno dietro ai vaccini hanno fatto pressioni affinché i processi normativi venissero allentati per facilitare una rapida approvazione. Nonostante l’urgente necessità di un vaccino per uscire da questa data situazione, ciò non è così sorprendente anche se dobbiamo evidenziare che i risultati degli studi clinici per i principali vaccini per il COVID-19 sembrano solidi. In modo più significativo, lo stesso sondaggio ha rilevato che: “I paesi con la minore fiducia nel governo – Francia (18% di fiducia) e Stati Uniti (14% di fiducia) vedono anche i numeri più bassi di persone disposte ad essere vaccinate”.

La catastrofica malgestionedi questa pandemia, con le regole che cambiano costantemente, i messaggi ambigui e gli interminabili lockdown con effetti poco chiari, uniti al crollo che già c’era nel sostegno all’establishment dopo un decennio di attacchi e di austerità, significa che milioni di persone non si fidano più delle parole che escono dalla bocca dei politici. Per molti, questa sfiducia si estende anche alle “istituzioni scientifiche”.

Questo stato d’animo, che riflette una comprensibile rabbia di classe in modo distorto, è stato demagogicamente alimentato da figure di destra come Donald Trump, Nigel Farage e Jair Bolsonaro, che hanno sfruttato la disperazione e la rabbia della popolazione seminando dubbi sui pericoli (o anche l’esistenza) della pandemia. Questo nonostante che niente meno che Mike Pence, il vice di Trump, abbia recentemente e pubblicamente preso il vaccino Pfizer in diretta televisiva.

Che questo stato d’animo sia penetrato in strati significativi della società, nonostante milioni di casi e oltre un milione di morti, è la prova della profondità della crisi del sistema capitalista, che non gode più della fiducia della popolazione. È anche la prova del patetico fallimento dei leader del movimento operaio nell’incanalare questa rabbia nei confronti dell’élite in una direzione progressista e di classe. Se questo scetticismo si traduce in bassi tassi di vaccinazione, allora potremmo non raggiungere l’immunità del 70% necessaria per porre fine alla pandemia. Tutti i soldi spesi e gli sforzi fatti per produrre un vaccino potrebbero essere stati inutili.

È quindi fondamentale che la sinistra punti il dito contro la vera causa di questa crisi: il sistema capitalista e i suoi patetici rappresentanti politici. Se il processo di vaccinazione fosse stato gestito da uno stato socialista, che avesse attuato lockdown efficaci fornendo un adeguato sostegno finanziario a coloro a cui era stato impedito di lavorare, questa corrente di risentimento e sfiducia non esisterebbe. Con Big Pharma espropriata sotto il controllo dei lavoratori, i suoi libri contabili potrebbero essere aperti e l’intero processo di sviluppo del vaccino reso completamente trasparente, per assicurarsi la fiducia della popolazione. La gente riceverebbe con riconoscenza un vaccino per porre fine alla notte oscura di questa pandemia. Invece, i risultati ragguardevoli ottenuti dalla scienza potrebbero essere minati da un sistema economico senile. L’esperienza di questa crisi ha messo a nudo la grave malattia della società capitalista, la cui unica cura è una rivoluzione socialista.

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