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Il XX Congresso del Partito comunista cinese (Pcc), al governo della Cina, ha ulteriormente consolidato il potere del partito-Stato sulla società, con a capo il presidente Xi Jinping. Questi ha formalmente inaugurato un terzo mandato come leader supremo del Paese – impresa riuscita al solo Mao nella storia della Repubblica popolare cinese. I massimi vertici del Pcc sono ora occupati per intero da fidi luogotenenti di Xi. Il tormentone di questo congresso ha riguardato l’indispensabilità del ruolo dirigente del partito-Stato per traghettare il Paese nel prossimo periodo.

Bolsonaro non ha commentato finora i risultati elettorali perché non vuole accettare la sconfitta, ma non ha trovato alcun sostegno politico per mettere in discussione il risultato. Uno dopo l’altro, i suoi alleati hanno riconosciuto la vittoria di Lula-Alckmin, lasciando Bolsonaro sempre più isolato. Forse ha ancora qualche speranza che i blocchi stradali creati dai bolsonaristi radicalizzati possano crescere e fornirgli il sostegno di cui ha bisogno nelle strade per qualche avventura. Ma è una speranza vana. Le istituzioni borghesi non lasceranno a Bolsonaro che un’unica opzione possibile: quella

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In un contesto in cui sia l’economia del Regno Unito che il Partito conservatore sono al tracollo, Liz Truss è stata rimossa dall’incarico, come parte di un golpe dell’establishment per riprendere il controllo del Partito conservatore. Ma con l’approfondirsi della crisi del capitalismo britannico, ulteriori esplosioni sono in arrivo.

Quello che segue è il modello di un volantino, prodotto dalla Tendenza Marxista Internazionale, da distribuire agli eventi e alle manifestazioni in solidarietà con il movimento rivoluzionario dei giovani iraniani. Il volantino presenta la nostra posizione su come dovrebbe svilupparsi questo movimento, fonte di ispirazione.

Abbasso il regime dei mullah! Abbasso l’imperialismo! Abbasso il capitalismo!

Da quasi sei mesi il presidente del sindacato Kurier (che rappresenta i riders per la consegna di generi alimentari), Kirill Ukraintsev, è in stato di fermo. È accusato di ripetute violazioni della legge per aver organizzato eventi pubblici. Ma in realtà è perseguitato per attività sindacali del tutto legittime e per aver difeso i diritti di uno dei gruppi più discriminati e senza diritti della classe operaia.

In quindici giorni, lo sciopero dei lavoratori delle raffinerie ha alzato notevolmente la temperatura sociale. Ancora una volta, i lavoratori in sciopero ci ricordano che in questo paese non gira un ingranaggio senza il gentile permesso della classe operaia. Al contrario, se gli amministratori delegati e i principali azionisti della Total e della Exxon sparissero per 15 giorni (o anche di più), la cosa passerebbe completamente inosservata.

Si è svolto primo turno delle elezioni brasiliane. Ora la nostra priorità e la nostra lotta centrale è aiutare la classe operaia a sconfiggere Bolsonaro alle urne il 30 ottobre. Per questo, prima di tutto, è necessario capire la reale proporzione dei voti al primo turno. I 57,2 milioni di voti per Lula e i 51 milioni di voti per Bolsonaro corrispondono al 48,4% e al 43,2% dei cosiddetti “voti validi”. Tuttavia, se consideriamo il totale di 156,4 milioni di elettori aventi diritto al voto in Brasile, notiamo che Lula ha ricevuto il voto del 36,6% di loro e Bolsonaro solo del 32,6%, cioè meno di un terzo.

La campagna elettorale più razzista, nazionalista e fuori dalla realtà che si sia mai vista in Svezia ha prodotto, in modo abbastanza appropriato, un governo con una politica che peggiora la vita dei lavoratori, incolpandone gli immigrati. Ma nessuna calunnia razzista può nascondere gli enormi problemi che devono affrontare le masse svedesi. Dobbiamo prepararci alla lotta di classe.

A due settimane dallo scoppio dell’insurrezione rivoluzionaria in Iran, il movimento continua. In ogni grande città si verificano violenti scontri tra i giovani e le forze di sicurezza, con una repressione sempre più dura. Oltre 100 persone sono state uccise e molte altre sono state arrestate. Lunedì scorso gli studenti hanno risposto iniziando uno sciopero che ora si è esteso a oltre 100 università!

In italiano c’è una frase per descrivere questa situazione: la commedia è finita. Dopo 10 giorni di “lutto nazionale” imposto ufficialmente, lunedì 19 settembre si sono svolti i funerali di stato per la regina Elisabetta presso l’Abbazia di Westminster, la storica chiesa dove vengono incoronati i re e le regine britannici.

Le proteste in Iran, scatenate dall’omicidio della giovane curda Mahsa Amini, si sono estese ad almeno 140 città in tutte le province del Paese. Si è trasformata in una rivolta nazionale, incomparabile con qualsiasi altro movimento precedente nella storia della Repubblica islamica.

Le proteste sono scoppiate in tutto l’Iran, in seguito all’omicidio di una giovane donna curda, Jina Mahsa Amini, da parte della famigerata polizia morale iraniana. Iniziate nelle regioni curde dell’Iran, le proteste si sono diffuse in più di 30 città, tra cui le più grandi del Paese: Teheran, Mashhad, Isfahan, Karaj, Tabriz e la cosiddetta città santa di Qom. Quella che era iniziata come una reazione contro la brutalità della polizia si è rapidamente trasformata in uno stato d’animo di rabbia contro il regime nel suo complesso.

Mentre milioni di ucraini vivono in rovina, come conseguenza dell’invasione russa, il parlamento dell’Ucraina ha accelerato l’approvazione dei tagli ai diritti dei lavoratori più micidiali che la storia del Paese ricordi. Il 1° luglio alla Rada è passata la legge #5371, che – tra le altre cose – aumenta la settimana lavorativa a 60 ore e permette ai padroni con meno di 250 dipendenti di licenziare i lavoratori in caso di danneggiamenti alle proprietà causati da attività militari, o di assenza dal lavoro per un periodo superiore a quattro mesi. Questa legge ha seguito a ruota altre che hanno limitato i diritti sindacali, legalizzato i contratti a zero ore ed eliminato l’obbligo di

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Il mese scorso il presidente francese Emmanuel Macron, durante una riunione del governo, con fare grave ha annunciato che la guerra in Ucraina e il cambiamento climatico hanno segnato la fine di un’“era dell’abbondanza”. Un momento, monsieur: ma questa “era dell’abbondanza” quando sarebbe cominciata? Ce la siamo persa senza nemmeno accorgercene?